Itinerario nel rinascimento pavese

di Gustavo Ferrara
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Cenni storici – dagli Sforza alla Spagna

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Battaglia di Pavia: Invasione del campo francese e fuga delle dame e dei civili al seguito di Francesco I, arazzo di B. Van Orley

La pace di Lodi nel 1454 pose fine a decenni di guerre tra gli stati italiani, e l’assetto territoriale definito nel trattato si rivelò stabile per quarant’anni. A porre fine al periodo di pace furono due questioni pendenti: la successione del Regno di Napoli e quella del Ducato di Milano. La discordia riguardo al primo traeva origine da un confiltto tra il papato e il Re Ferdinando I di Napoli, che venne scomunicato e il cui regno fu offerto nel 1489 al Re di Francia Carlo VIII
La calata di Carlo VIII in Italia nel 1494 segnò l’inizio delle Guerre d’Italia. Per 65 anni, con alcuni brevi periodi di pace, le grandi potenze d’Europa si contesero il dominio della penisola.
La fallimentare impresa di Carlo VIII dimostrò però la debolezza militare degli stati italiani e le loro insanabili rivalità. Il suo successore Luigi XII () si propose un piano più realistico per far valere le sue pretese sul Regno napoletano: la conquista del Ducato di Milano.
A Milano le vicende dinastiche della famiglia Sforza avevano portato Ludovico il Moro a controllare il Ducato in nome del nipote Gian Galeazzo Maria, legittimo erede. Tuttavia Ludovico ottenne il titolo di Duca dall’Imperatore Massimiliano I dietro pagamento di una forte somma, e nel 1494 morì, forse avvelenato, Gian Galeazzo Maria.
Il sovrano di Francia poteva vantare pretese sul ducato di Milano in quanto nipote di Valentina Visconti, figlia del Duca Gian Galeazzo (morto nel 1402). Messosi alla testa di un potente esercitò marciò su Milano che cadde nel 1500. Gli anni seguenti furono ancora tormentati dalle guerre, e il ducato rimase sotto la Francia fino al 1512, per poi tornare sotto gli Sforza fino al 1515, e passare di nuovo alla Francia fino al 1521, e ancora sotto gli Sforza fino al 1535.

Nell’ambito della prima guerra tra l’Imperatore Carlo V e il Re di Francia Francesco I, si svolse a Pavia il 24 febbraio 1525, nell’antico parco visconteo a nord del castello, la famosa battaglia tra le truppe imperiali e quelle francesi.
a Pavia, sotto il profilo architettonico, il principale (triste) retaggio delle guerre d’Italia fu la distruzione dell’ala nord del Castello visconteo durante una battaglia nel 1527. Il castello fu cannoneggiato su ordine del comandante delle truppe francesi Odet de Foix, detto Maresciallo di Lautrec, che aprì così una breccia nelle fortificazioni attraverso la quale occupò la città. E non fu quello quello l’unico dramma di quell’episodio, visto che gli occupanti francesi si diedero al saccheggio della città per sette giorni.
La pace di Cateau-Cambrésis firmata nel 1559 tra Filippo II di Spagna ed Enrico II di Francia pose fine alle guerre d’Italia e sancì il possesso definitivo del Ducato di Milano da parte degli Asburgo spagnoli, sotto i quale restò per i seguenti 155 anni.

pavia veduta

veduta di Pavia dal ponte della libertà

Alla scoperta della città rinascimentale

Per il visitatore che arriva dall’Oltrepò attraversando il Ticino, Pavia offre uno spettacolo di notevole bellezza: dietro gli edifici del lungoticino il profilo delle alte torri medioevali, il campanile di Santa Maria del Carmine, uno scorcio della facciata di San Michele e, soprattutto, la maestosa cupola del più importante monumento del rinascimento pavese, il Duomo. Questo è si il più conosciuto, e anche il più vistoso, monumento rinascimentale della città lombarda, ma non è l’unico. Anzi, Pavia raccoglie numerose testimonianze dell’arte del quattrocento e del cinquecento. Ecco dunque due itinerari, uno in centro e l’altro nei dintorni, per ammirarne i principali.

Percorso in centro storico

pianta Pavia

Entrando in città dal Borgo Ticino (P) si attraversa il fiume sul Ponte Coperto (brutta copia dell’omonimo  ponte medioevale, costruita negli anni ‘50  per rimpiazzare l’originale rovinato dai bombardamenti della II guerra mondiale e abbattuto dal genio civile), si raggiunge il centro attraverso corso Strada Nuova. Seguendo il corso verso nord si raggiunge in breve tempo, girando a sinistra, Piazza della Vittoria, già detta Piazza Grande, dove si affacciano edifici di origine medioevale e rinascimentale, molti dei quali furono rifatti tra settecento e ottocento.

In fondo alla piazza verso sud si può ammirare il Broletto, l’antico palazzo municipale sede del Comune  medioevale. Entrando nel cortile del suddetto palazzo si può vedere l’abside tardo-quattrocentesca del Duomo, forse progettata dal Bramante: da notare il parziale rivestimento in marmo che avrebbe dovuto ricoprire l’intero edificio, ma il prolungarsi del cantiere nei secoli e la mancanza di fondi ne hanno impedito che il lavoro fosse portato a termine.

Uscendo di nuovo su Piazza della Vittoria si gira subito a sinistra e s’incontra a breve la Piazza del Duomo, con i resti della Torre Civica (crollata nel 1989), la statua del Regisole (copia del 1937 di una statua antica, forse romana,  distrutta dai giacobini) e il Duomo (1). Il grandioso tempio sorge nel luogo dove si trovavano le cattedrali gemelle di Santo Stefano e Santa Maria del Popolo, demolite in varie fasi dal 1488 (anno dell’apertura del cantiere) per far posto all’attuale edificio.

rinascimento pavese: Duomo

Il Duomo di Pavia

Al progetto del Duomo collaborarono i migliori artisti del tempo, dal Bramante al Leonardo. La costruzione si protrasse nei secoli, potendo dirsi conclusa la fase costruttiva negli anni ‘30 del novecento, sebbene il rivestimento esterno in marmo non sia mai stato del tutto completato. All’interno, recentemente restaurato e consolidato dopo il crollo della torre civica, da ammirare…

Uscendo dal Duomo si gira subito a destra e poi a sinistra, imboccando Corso Cavour per raggiungere il Palazzo Carminali-bottigella (2), non visitabile all’interno. Il palazzo risale agli anni ‘80 del quattrocento ed è attribuito al Bramante e all’Amadeo. Si tratta comunque di un interessante esempio di archiettura rinascimentale lombarda con facciata caratterizzata da decorazioni in cotto intorno alle finestre, nella fascia marcapiano e nelle lesene d’angolo.

Lasciandoci il palazzo alle spalle si prosegue dritto su Via Romagnosi e, svoltando subito a destra, s’imbocca Via Mascheroni. Dopo 600 m. si raggiunge la Chiesa di Santa Maria Canepanova (3), pregevole edificio cinquecentesco dalla facciata incompiuta, progettato da Giovanni Antonio Amadeo.

rinascimento pavese: statua di Papa Pio V Ghislieri

Monumento a Papa Pio V Ghislieri

Usciti dalla chiesa si svolta a destra in Via Sacchi e si prosegue fino alla gotica Chiesa di San Francesco, per girare a destra in Via Goldoni e raggiungere Piazza Ghislieri, con in centro la statua di Papa Pio V, il fondatore del Collegio Ghislieri (4). La costruzione del palazzo principale venne intrapresa nel 1571 sotto la direzione di Pellegrino Tibaldi, che ne seguì i lavori fino al 1585. Lo stile dell’edificio è quello austero della Controriforma, a partire dalla severa facciata che presenta quali unici ornamenti il fastoso portale di scuola romana e la torre-lanterna.

Interpretando lo spirito del committente, l’architetto progettò un edificio imponente ma funzionale alla vita comunitaria a cui era destinato. Da tale finalità deriva la centralità del quadriportico, con colonne abbinate e rafforzate agli angoli da un pilastro, e del grande corridoio del piano nobile, su cui si affacciano le camere degli alunni e che riceve la luce da due grandi logge. Nei secoli successivi l’edificio subì alcuni rimaneggiamenti che non ne alterarono però le caratteristiche originarie.
Uscendo dal Collegio e lasciandosi la statua del Papa sulla sinistra, si va in fondo alla piazza e si gira a destra, proseguendo fino all’incrocio con via Scopoli, e si gira a sinistra.

Rinascimento pavese: Collegio Borromeo

Particolare della facciata del Collegio Borromeo

In fondo alla strada si possono ammirare, mentre fanno da cornice a un parcheggio e in pessimo stato, i resti delle mura spagnole (5) che un tempo cingevano l’intera città e che sono state demolite tra gli ultimi decenni dell’ottocento e gli anni ‘30 del novecento. Restano ancora avanzi anche nel lato nord del Castello e un bastione in via Sauro.

Lasciandoci le mura alle spalle  si attraversa la strada (sulle striscie pedonali!) e s’imbocca Via Calchi. Alla fine della strada si gira a destra e poi subito a sinistra. Seguendo la strada si raggiunge il Collegio Borromeo (6), magnifico esempio di architettura rinascimentale.

Fondato nel 1561 con bolla papale di Pio IV, la costruzione dell’edificio cominciò il 19 giugno 1564. Il collegio, creato per permettere a giovani talentuosi di ristrette condizioni economiche di dedicarsi agli studi e per garantire al tempo stesso, in età controriformistica, un’adeguata formazione morale, il collegio a partire dall’apertura ufficiale del 1 aprile 1581 (anno in cui, come ricorda Manzoni nel XXII capitolo dei Promessi Sposi, entrò Federico Borromeo, futuro cardinale arcivescovo di Milano e fondatore della Biblioteca Ambrosiana) ha ospitato circa quattromila alunni.

L’edificio era stato dotato nel 1579 di una cappella dedicata a Santa Giustina patrona della famiglia Borromeo e negli anni 1603-1604 venne arricchito nel salone al piano superiore del ciclo pittorico dedicato a San Carlo Borromeo (volta e parete settentrionale, opera dell’orvietano Cesare Nebbia e aiuti) e sulla parete meridionale dell’episodio dell’imposizione del cappello cardinalizio, opera di Federico Zuccari. Altre aggiunte furono apportate successivamente, le principali: nel 1620-29 da Francesco Maria Richini (1584-1658) due avancorpi di portico alla parte orientale e la recinzione del giardino racchiuso da questi mediante un muro terminante con fontana; da Giuseppe Pollack negli anni 1818-20 il completamento del prospetto verso il fiume, con l’abbattimento delle chiesa di San Giovanni in Borgo, tenendo fede al disegno del Pellegrino (che tanto piaceva a Stendhal).

Nei secoli XVII e XVIII fornì soprattutto giuristi destinati a cariche nel governo e nell’amministrazione della Chiesa e dello Stato milanese: Cesare Monti, Federico Visconti, Giuseppe Pozzobonelli, cardinali arcivescovi di Milano, Marco Arese, reggente del Supremo Consiglio, massima carica nello Stato milanese, Giorgio Clerici, presidente del Senato; numerosi vescovi e cardinali: Giuseppe Alessandro Furietti cardinale e fine studioso dei mosaici antichi. Successivamente hanno studiato in collegio: tra i giuristi Pietro Custodi, collaboratore del ministro Prina, Giuseppe Ferrari importante rappresentante del pensiero federalista repubblicano, allievo di Gian Domenico Romagnosi, e protagonista del Risorgimento italiano, Contardo Ferrini insigne docente di Diritto romano, riconosciuto beato dalla Chiesa, Scipione Ronchetti, ministro Guardasigilli nei governi Giolitti e Tittoni, presentatore della legge sulla condanna condizionale.Tra i medici: Agostino Bertani, organizzatore della spedizione dei Mille e segretario di Garibaldi, promotore del codice di igiene pubblica del 1885, Enrico Acerbi, precursore della batteriologia menzionato dal Manzoni in nota ai Promessi Sposi, Lamberto Parravicini, chirurgo, Carlo Forlanini ideatore del primo pneumotorace artificiale per la cura della tubercolosi. Tra i matematici, fisici e ingegneri: Giovanni Codazza direttore del R.Museo Industriale di Torino, Francesco Brioschi, fondatore del Politecnico di Milano autore di 279 pubblicazioni in ambito scientifico, Gaspare Mainardi studioso di geometria differenziale, del quale ricordiamo le formule di Gauss-Mainardi-Codazzi-, Luigi Volta astronomo degli osservatori di Brera. Tra i letterati: Eligio Possenti, commediografo e critico, tra i primi a valutare l’originalità di Pirandello. Inoltre il collegio ha ospitato negli anni 1926-1936 il poeta russo Venceslav Ivanov e annovera fra i suoi rettori Cesare Angelini, importante interprete di Manzoni e attento letterato e Leopoldo Riboldi, Rector Perpetuus, che con la donazione di 4.200 volumi della biblioteca del collegio ha contribuito alla nascita in Pavia della facoltà di Scienze politiche, la prima in Italia. Attualmente una consistente parte del corpo accademico pavese (circa 250 tra professori, ricercatori e dottorandi) proviene dal collegio.

Fotografie geolocalizzate di Pavia e del suo territorio

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