Storia dell'Oltrepò pavese

Montebello della Battaglia nei secoli XIV e XV: amministrazione civile

di Gustavo Ferrara / pubblicato il 10 novembre 2017
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Introduzione

Il seguente articolo è da intendersi come l’inizio di una serie di ricerche che diventano via via più organiche, tutte riguardanti la storia di Montebello della Battaglia. Essendo proprio un preludio a ricerche più specifiche sul paese, è quasi inevitabile l’inserimento di notizie riguardanti la storia di Pavia e del suo distretto, in modo da inquadrare bene il contesto politico in cui la storia amministrativa del paese si inserisce.

Il Trecento

Durante la prima metà del XIV secolo il comune pavese, come quasi tutti gli altri comuni della pianura dell’Italia centrosettentrionale, è dilaniato dalle lotte intestine tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini, lotte che si traducevano in un continuo conflitto armato, sfociante spesso nell’espulsione della fazione perdente dalla città. Durante gran parte dei secoli XIII e XIV, tra varie vicende, a governare Pavia è la fazione ghibellina, che schiera la città con l’impero, e proprio a questa fazione apparteneva la famiglia dei Beccaria, che governa la città nella prima metà del XIV secolo, in un regime che già presenta i caratteri della signoria.

Il periodo del comune indipendente finisce in maniera violenta: Il 13 novembre 1359, dopo un assedio durato più di tre anni, 1 Pavia si arrende a Galeazzo II Visconti, signore di Milano e di molte altre città dell’Italia del nord. La fine dell’indipendenza comportò per la città sul Ticino l’inserimento in un più vasto organismo territoriale, e così il suo territorio diventò una delle sue «province», e la città il «capoluogo provinciale», al quale i signori concessero tuttavia di mantenere «vaste competenze [...] in materie amministrative, giurisdizionali, fiscali»2.

Al fine di assicurare il controllo del territorio, nell’Oltrepò, così come nelle altre parti del districtus di Pavia, i Visconti insediano dei podestà da loro nominati. Questi ufficiali vengono collocali nei comuni più importanti del territorio, mentre negli altri le situazioni erano più variegate. Alla prima categoria appartiene invece Montebello, il cui podestà è citato in vari documenti degli anni 13613, 1391, 1399 e 14064.

Alla fine del XIV secolo, e più precisamente il 13 ottobre 1396, Pavia viene eretta in contea con diploma di Venceslao, re dei Romani,5 legittimando il dominio dei Visconti su quelle terre.

Il Quattrocento

Questo secolo inizia con grandi turbolenze: morto il duca di Milano e conte di Pavia Gian Galeazzo Visconti nel 1402, segue un decennio di disordini e guerre nelle terre viscontee. Ad emergere da queste lotte è Filippo Maria, figlio del defunto signore, che s’impone come duca di Milano negli anni 1412-13. A segnare gli anni successivi è la guerra contro la potente casata pavese dei Beccaria, il cui centro di potere si trovava nell’Oltrepò pavese. La guerra si conclude nel 1416 con la totale sconfitta della casata pavese6, cui segue un massiccio incameramento dei loro beni e giurisdizioni.

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La squadra di Montebello nella prima metà del Quattrocento. I luoghi sono indicati con il nome originale del documento, declinato dal genitivo al nominativo.
I confini sono puramente congetturali.

Gli anni di governo di Filippo Maria ci danno le prime interessanti informazioni sul governo del territorio dal punto di vista dell’amministrazione fiscale, e Montebello in questo ambito è un luogo di una certa importanza, giacché è capo di una delle squadre in cui vengono riscosse alcune imposte7. La squadra di Montebello nella prima metà del XV secolo comprende i luoghi di Barisonzo, Castagnoli, Gaminara, Sant’Antonino, Nebbiolo, Genestrello, Calcababbio, Branduzzo, Regalia e Cantalupo, oltre ad una locanda sita presso il porto di Sommo, sul fiume Po8. La squadra di Montebello è citata ancora nel 1462 e nel 1464.9

Per quanto riguarda invece l’amministrazione della giustizia, nella prima metà del Quattrocento Montebello risulta essere ancora sede di podestà10.

Dopo il lungo governo di Filippo Maria Visconti, morto senza eredi maschi, le contraddizioni del dominio sfociano ancora una volta in una cruenta guerra civile: a emergere sarà Francesco Sforza, marito della figlia del Visconti, che dopo aver ottenuto il controllo di Pavia il 18 settembre del 144711 si mosse alla conquista del ducato12, risultato che ottenne nel 1450. La pace di Lodi del 1454 segnò il definitivo consolidamento della nuova dinastia sforzesca.

È in un momento imprecisato del governo di Francesco Sforza che viene soppressa la podesteria di Montebello: in un documento databile attorno al 1455 il paese risulta sottoposto al podestà  di Casteggio13.

Morto Francesco Sforza nel 1466, gli succede il figlio Galeazzo Maria, il cui governo inizia con una grande campagna di alienazioni di entrate ed infeudazioni14 che si protrae negli anni seguenti. È proprio in questo contesto che nel 1469 si verifica un evento che segnerà la storia del paese per i secoli a venire, ovvero l’infeudazione: Montebello e Montecalvo vengono infeudate con titolo comitale il 22 febbraio 1469 a Gerolamo Beccaria.

Gerolamo apparteneva alla potente casata pavese che, come abbiamo visto, era stata sconfitta nella guerra contro Filippo Maria Visconti, perdendo quasi tutte le terre su cui governava sotto varie forme. Tuttavia i Beccaria mantenevano ancora forti interessi economici e politici nelle terre oltrepadane, inclusa Montebello, ed è proprio nell’ambito di una reintegrazione dei beni e delle giurisdizioni della casata pavese che s’inserisce l’investitura del feudo di Montebello.

Il 20 marzo 1470 vi è un grande giuramento di fedeltà a Galeazzo Maria Sforza, cui partecipano quasi tutti i feudatari del dominio sforzesco, incluso Gerolamo Beccaria: nell’investitura successiva al giuramento si specifica che sono comprese nel feudo terris et locis Montis Calvi et Montis Belli [...] cum iuribus et pertinentiis suis.15Il 6 gennaio 1477 vi è una nuova conferma dell’investitura.16

Dunque un feudo incentrato su Montebello e Montecalvo, ma quali altre terre erano comprese all’interno di questa nuova entità? Si può pensare che il riferimento sia, almeno per Montebello, almeno alle terre che gli risultano sottoposte nella compartitura per la tassa dei cavalli del 1474, che sono Castel felize, Ca di Guerzi, Borgo Pieriolo, Balissonsi, la Ca nova e Verreto17 (separato in quella circostanza), anche se alcune di queste erano parte della squadra di Casteggio. In ogni caso quasi settant’anni dopo, ovvero nel 1535, queste località sono tutte comprese nella contea di Montebello e Montecalvo, che include anche i comuni di Cantalupo, Castelletto, Regalia, Torre del Monte, Montecalvo, Donelasco, Golferenzo, Rocca de’ Giorgi e Volpara.18

Montebello della Battaglia nei secoli XIV e XV: amministrazione civile ultima modidfica: 2017-11-10T00:22:08+00:00 da Gustavo Ferrara

Riferimenti e citazioni

  1. Alcuni episodi dell’assedio sono riportati in Pietro Vaccari, Pavia nell’età comunale, pp. 47-48.
  2. Giorgio Chittolini, Città, comunità e feudi negli stati dell’Italia centro-settentrionale (secoli XIV-XVI), Milano 2003, p. 12.
    Per approfondire si veda “Amministrazione civile del distretto di Pavia tra Tre e Quattrocento”
  3. L’esistenza di un podestà viene menzionata in una lettera ducale del 29 maggio nell’ambito della difesa del territorio di fronte alla guerra tra il marchese del Monferrato Giovanni e i Visconti: Cerioli, Pietra de’ Giorgi, II, cit., p. 339,
  4. Gustavo Ferrara, Per una Storia amministrativa del ‘contado’ pavese nei secoli XIV-XV, tesi di laurea in Storia d’Europa (aa. 2014-15), pp. 31-32
  5. Nella nuova contea vengono esplicitamente incluse le terre di Voghera, Vigevano, Casale Monferrato e Valenza “et eorum territoriis: Johannes Christian Lünig, Codex Italiae Diplomaticus, Francoforte sul Meno-Lipsia 1725, doc. XIX., coll. 425-434.
  6.     Gli eventi bellici e il contesto sono narrati in Giuseppe Robolini, Notizie della Storia della sua Patria V/1, pp. 86-97, e in Enrico Roveda, Le istituzioni e la società in età visconteo-sforzesca, in Storia di Pavia, III/1, pp. 74-75.
  7. Le imposte cui si fa riferimento sono i dazi del pane, del vino e delle carne e l’imbottato delle biade e del vino. Le quantità “tassate” venivano riscosse casa per casa, e quindi nelle squadre sono incluse anche località molto piccole, taverne e locande.
  8. Per una rappresentazione cartografica delle squadre del distretto nella prima metà del XV sec. vedere Ferrara, Per una Storia amministrativa, cit., p. 107 (appendice cartografica).
  9.     Ferrara, Per una Storia amministrativa, cit., pp. 15-16.
  10.   Il documento è edito in Francesca Vaglienti, Cacce e parchi ducali sul Ticino, in Vigevano e i territori circostanti alla fine del Medioevo, a cura di Giorgio Chittolini, Milano 1997,  pp. 259-260.
  11.   Chittolini, Città, comunità e feudi, cit., p. 59.
  12.   A prova di questa rivendicazione dal novembre del 1448 lo Sforza comincia a intitolarsi Dux Mediolani: Ibid., p. 39.
  13. Vaglienti, Cacce e parchi, cit., p. 260.
  14.   Gli anni di Galeazzo Maria videro massiccia ondata di infeudazioni. Specialmente negli anni 1466-67, vi fu una grande operazione di alienazione di entrate e giurisdizioni nello Stato di Milano, in occasione della quale vennero venduti principalmente i dazi del pane, del vino e della carne e l’imbottato (vino, biade, legumi), mentre vennero escluse quelle riservate alla Camera, come la tassa del sale o dei cavalli, o i dazi della marcanzia e della ferrarezza. Alla vendita delle entrate seguiva in molti casi l’infeudazione per la giurisdizione sui luoghi interessati: Chittolini, Città, comunità e feudi, cit., pp. 145-157.
  15. Roveda, Le istituzioni, cit., pp. 108-109.
  16.   Archivio di Stato di Torino, Paesi, Oltre Po Pavese, cit., Mazzo 4, Fasc. 1.
  17. Ferrara, Per una Storia amministrativa, cit., p. 111 (appendice cartografica).
  18. Archivio di Stato di Milano, Comuni p.a., cart. 390.

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