Assetti costituzionali e storici della Repubblica Argentina

L’organizzazione nazionale e la secessione di Buenos Aires (1853-1860)

di Gustavo Ferrara / pubblicato il 23 Febbraio 2014

Il “pronunciamento” di Urquiza e la caduta di Rosas

urquiza presidente

Justo Jose de Urquiza Presidente della Confederazione. Olio su tela di Luis de Servi, 1910.

Era da tempo che il Governatore di Entre Ríos Justo José de Urquiza preparava la campagna contro Juan Manuel de Rosas, e le cause scatenanti furono varie: s’intrecciarono interessi economici e rivalità personali[1], nonché la volontà del Governatore di dare finalmente un organizzazione al Paese, per lungo tempo negata dal Restaurador. Il 1 Maggio 1851 avenne lo storico “pronunciamento”, nel quale Urquiza, quale capo della Legislatura entrerriana, riprendeva in mano la politica estera della sua provincia, in aperta sfida a Rosas[2]. Le altre province, per il momento, restarono fedeli al caudillo[3], condannando apertamente il gesto del Governatore di Entre Ríos. Urquiza, raggiunta un’alleanza con il Brasile e gli assediati di Montevideo, marciò sulla Banda Oriental per sconfiggere Oribe il quale, dopo un breve tentativo di resistenza, dovette trovare un accordo con i suoi nemici e rinunciare alla Presidenza. Sconfitti i federali in Uruguay, marciò allora direttamente contro Rosas all’interno della Confederazione: si scontrò con il Restaurador nella battaglia di Caseros, il 3 Febbraio 1852, infliggendo a lui una sconfitta decisiva. Così, colui che aveva governato l’Argentina per quasi due decenni dovette fuggire, esiliandosi in Gran Bretagna, dove morì nel 1877[4]. Buenos aires fu occupata militarmente e Il generale vittorioso, accompagnato da una nuova classe dirigente, diventò Presidente, e cominciarono quasi immediatamente i preparativi per dare l’organizzazione definitiva del Paese.

La secessione di Buenos Aires

Fu tuttavia, questa volta, la classe dirigente della Provincia di Buenos Aires a non condividere il progetto. Per decenni, infatti, la città e la provincia godettero di maggior benessere delle altre grazie alla dogana del porto. L’organizzazione nazionale avrebbe significato la perdita di questo “privilegio”(dovendo condividere gli introiti con le altre province), o peggio ancora, la possibilità che la città fosse “federalizzata” e quindi separata dal resto della provincia. In questa situazione, il giorno 11 settembre 1852 scoppiò una rivoluzione in città, in seguito alla quale venne eletto governatore Manuel Pinto, il quale dichiarò unilateralmente la secessione della provincia, diventata così Stato indipendente di Buenos Aires[5].

Costituzione Nazionale del 1853: caratteri e svolgimenti

Preso atto della secessione di Buenos Aires, Urquiza installò il Governo federale nella città di Parana, e riunì un Congresso costituente, che fu inaugurato nella città di Santa Fé, senza i rappresentanti di Buenos Aires, il 20 novembre 1852.

Juan Bautista Alberdi

Juan Bautista Alberdi

Grazie al lavoro dei Costituenti si potè dare, finalmente, un’organizzazione all’Argentina: quella del 1 Maggio 1853 fu infatti la base per la Costituzione attuale. Detta anche Legge Fondamentale, essa è, salvo alcune modifiche e aggiunte, vigente tuttora. Nella stesura del testo e nelle idee ispiratrici, furono prese in considerazione: le idee unitarie e quelle federali, i precedenti progetti di Costituzione, il Patto Federale del 1831 e l’opera di Juan Bautista Alberdi “Bases y puntos de partida para la organización política de la República Argentina”. Come modello venne scelta la Costituzione degli Stati Uniti d’America, diventando quindi la nuova Costituzione una sintesi di esperienze nazionali ed influenze esterne, nell’ambito di un sistema “Repubblicano, Rappresentativo e Federale”.

Nel Preambolo i costituenti dichiararono i loro obiettivi: “unificare la Nazione, assicurare la giustizia, consolidare la pace interna, provvedere alla mutua difesa, promuovere l’interesse generale, e assicurare i benefici della libertà per gli argentini e per tutti coloro che vogliano abitare il suolo argentino”

La Costituzione vera e propria era suddivisa in due parti: la prima, denominata “Dichiarazioni, diritti e garanzie”, conteneva disposizioni generali riguardo alla forma di Stato, all’autonomia delle province e ai diritti individuali, ed era composta da un solo capitolo di 31 articoli; la seconda, denominata “Autorità della Nazione”, disponeva di 75 articoli ed era suddivisa nella seguente maniera: due Titoli, il primo dei quali suddiviso a sua volta in tre Capitoli (rispettivamente dedicati ai poteri legislativo, esecutivo e giudiziario), suddivisi a loro volta in Sezioni; il secondo dedicato ai Governi provinciali.

-Caratteristiche dello Stato: nei primi articoli venne definita la forma di Stato come “Rappresentativa, Repubblicana e Federale”(art. 1) e sancito il Cattolicesimo come religione ufficiale[6], mantenendo però intatto il principio della libertà di culto, che venne confermato nell’art. 14, insieme ad altri diritti individuali[7]. La città di Buenos Aires venne dichiarata capitale e residenza delle autorità federali (art. 3).

-Economia e dogane: nell’articolo 4 venne definito il compito del governo federale in materia economica, cioè provvedere alle spese dello Stato con i fondi del “Tesoro nazionale”, formato dagl’introiti derivanti dai diritti d’importazione ed esportazione delle Dogane[8], dai contributi decisi dal Congresso, ed altri[9]. Venne vietata qualsiasi tipo di dogana che non sia quella nazionale (art. 9), e proclamata la libera circolazione di merci all’interno di tutto il territorio nazionale (art. 10 e 11) e la libera navigazione dei fiumi (art. 12)

-Diritti individuali e proprietà privata: riguardo a queste tematiche, regolate dall’articolo 14 al 18, la maggior parte dei contenuti dell’ordinamento del ’53 vennero presi dall’ordinamento del ‘26[10]. Venne inoltre confermata l’abolizione della schiavitù nell’articolo 15, liberando le persone che si trovassero ancora in quella situazione, e imponendo una sanzione penale a chiunque esercitasse un negozio di compera o vendita di persone.

-Autonomie provinciali: secondo l’articolo 5 “ogni provincia si darà una costituzione, in linea con i principi di governo rappresentativo, repubblicano e federale, e della Costituzione stessa, che assicuri l’amministrazione della giustizia(…) e l’educazione primaria gratuita”. Nell’articolo 6 venne però data la facoltà al governo federale di intervenire nel territorio di qualsiasi provincia[11] col fine di “ristabilire l’ordine provocato da sedizione, o difendere la sicurezza nazionale minacciata dall’esterno”(art. 6). Le province conservarono tutto il potere non delegato dalla Costituzione al governo federale (art.101), dandosi una propria Costituzione (art.103) e altre istituzioni locali, eleggendo i loro governatori, legislatori, ecc.(art.102). Inoltre, nell’articolo 104 vennero elencate alcune facoltà proprie delle province, quali la promozione dell’industria, la costruzione di linee ferroviarie ed altre, mentre negli articoli 105 e 106 vennero elencate le attività non permesse ai governi provinciali, tra le quali quella di battere monete, stabilire dogane locali, dichiarare guerra ad altre province, ecc.

-Immigrazione e diritti degli stranieri: gli articoli 25 e 20 regolavano rispettivamente queste due materie. I cittadini stranieri disponevano degli stessi diritti degli argentini e potevano ottenere la cittadinanza dopo due anni di residenza continua nel territorio dello Stato. L’obiettivo dichiarato era quello di popolare il Paese (allora contante ca. un milione di abitanti) ed inserirlo nel mondo occidentale grazie agl’immigrati europei. Questi ultimi avrebbero dovuto favorire, secondo una logica positivista ottocentesca, il progresso economico e sociale attraverso conoscenze tecnologiche superiori ed una cultura del lavoro proficua[12]. L’articolo 25, infatti, cita: “Il Governo Federale fomenterà l’immigrazione europea, e non potrà restringere, limitare o tassare in maniera alcuna l’entrata in territorio argentino degli stranieri che abbiano come obiettivo lavorare la terra, migliorare le industrie, e introdurre ed insegnare le scienze e le arti”

-Potere legislativo: secondo l’art. 32 il parlamento, sotto la denominazione di “Congresso della Nazione Argentina”, era composto da una Camera dei Deputati, rappresentante proporzionalmente la popolazione, e un Senato, rappresentante l’autonomia delle province. Le attribuzioni delle camere erano regolate rispettivamente nel Capitolo I e II, mentre nel III venivano date le “disposizioni comuni ad ambo le camere”: gli ecclesiastici regolari e i governatori delle province non potevano essere senatori o deputati (art. 62); i membri del Congresso disponevano d’immunità penale nell’esercizio delle loro funzioni, salvo essere colti in fragranti mentre commettono crimini infamanti[13](art. 57 e 58); solo le camere potevano revocare quest’immunità e giudicare i loro membri (art. 55). La Costituzione non prevedeva l’esistenza di partiti politici e non li riconosceva. Per ogni sessione, le camere avevano bisogno, come quorum, della metà più uno dei loro membri. Maggioranze speciali erano previste per le riforme costituzionali. Nell’unico articolo (il 67) del Capitolo IV venivano regolate la attribuzioni del Congresso, e nel Capitolo V le modalità di formazione e sanzione delle leggi.

Camera: venne fissato il numero esatto dei deputati per la prima legislatura (art. 34), mentre si prevedeva un censimento generale per determinare la base di ogni deputato in seguito (art. 35). Per essere membro della Camera era necessario avere 25 anni compiuti e almeno 4 di nazionalità argentina. La durata del mandato era di quattro anni, con possibilità di rielezione. La Camera si rinnovava per metà ogni due anni. Attribuzioni specifiche della Camera dei deputati erano le iniziative di legge su contributi e reclutamento di truppe (art. 40), la facoltà di accusare le massime cariche dello Stato per delitti molto gravi o infamanti (alto tradimento, malversazione di fondi pubblici, violazione della Costituzione, ecc. – art. 41)

Senato: venne fissato il numero dei senatori in due per ogni provincia. Per essere eletto erano necessari trent’anni di età, sei anni di cittadinanza, e avere una “rendita annuale di duemila pesos, o entrata equivalente”(art. 43). Il mandato durava nove anni, e si poteva essere rieletti indefinitamente. Il Senato si rinnova ogni tre anni (art. 44), e il Vicepresidente della Confederazione era anche Presidente del Senato (art.45). Attribuzioni specifiche della camera erano la facoltà di giudicare le alte cariche dello Stato accusate dalla Camera (art.47), avendo la condanna l’effetto di destituire gli imputati (dovendo essi poi essere giudicati da un tribunale normale – art.48), autorizzare il Presidente a dichiarare lo Stato d’assedio in caso di attacco esterno (art.49) ed iniziare riforme costituzionali (art.51)

-Potere esecutivo: rispondeva alla denominazione di “Presidente della Confederazione argentina”(art. 71), ed era assistito da un Vicepresidente, il quale subentrava nell’incarico in caso di incapacità del primo (art. 72). L’incarico durava sei anni, e non erano  ammesse rielezioni consecutive. I requisiti per la candidatura erano: l’essere cittadino argentino dalla nascita, o figlio di argentini nato all’estero; appartenere alla religione Cattolica; le qualità necessarie per essere senatore (art.73)

L’elezione avveniva in maniera indiretta, attraverso le “giunte di elettori” elette direttamente dai popoli delle province e della capitale. Queste giunte avrebbero inviato i voti dei loro componenti al Congresso, dove sarebbero state contate in seduta comune. Il candidato che avesse ottenuto la maggioranza assoluta dei suffragi sarebbe stato eletto Presidente. Nel caso nessuno dei candidati avesse raggiungto la maggioranza assoluta, avrebbe provveduto il Congresso stesso ad eleggere il Presidente tra i candidati che avessero raggiunto la maggior quantità di consensi.

Il suffragio doveva essere universale e maschile, tramite l’iscrizione ad un registro elettorale, ma le condizioni specifiche rimasero indefinite, e questo vuoto istituzionale sarebbe stato riempito da una legge successiva del 1857[14]

-Potere giudiziario: secondo l’articolo 91, questo potere sarebbe stato esercitato da “una Corte Suprema di giustizia, composta da nove giudici e due fiscali, risiedente nella Capitale, e dagli altri tribunali inferiori che il Congresso stabilisca nel territorio della Confederazione”. I componenti della Corte Suprema duravano nel loro mandato “mentre mantengano una buona condotta[15]”, e la loro remunerazione non poteva essere diminuita mentre durava il loro incarico (art. 93), mentre per essere designato membro della Corte era necessario essere avvocato da almeno otto anni, ed avere tutti i requisiti necessari per essere senatore. In seguito, nel capitolo II della sezione, vennero regolamentate le funzioni e attribuzioni della Corte suprema e dei tribunali inferiori (art. dal 97 al 100)

Costituzione dello Stato di Buenos Aires

Slide 1

Copertina della Costituzione dello Stato di Buenos Aires, 1854

Intanto, in Buenos Aires venne preparata una Costituzione per il nuovo Stato, che fu approvata il 12 aprile 1854. Essa disponeva di 172 articoli, più 4 addizionali contenenti disposizioni per l’applicazione della stessa.

Nella prima sezione, venne dichiarata l’indipendenza del nuovo Stato[16], e definiti i suoi confini[17]. Il Cristianesimo Cattolico venne dichiarato religione di Stato, e tutti gli abitanti dello stato dovevano rispettarlo[18](art. 3), anche se era concessa la “libertà di dare il culto a Dio Onnipotente secondo la propria coscienza”(art. 4), purchè non andasse contro “la morale, l’ordine pubblico e le leggi esistenti nel paese”(art. 5)

La sezione seconda venne dedicata alla cittadinanza, stabilendo chi aveva diritto ad essa, l’età e le condizioni per le quali si aveva diritto al suffragio, nonchè le condizioni per le quali si perdevano suffragio e/o cittadinanza.

Nella terza sezione venne definita la forma di governo, “popolare e rappresentativa”; la sovranità risiedeva nel popolo, e l’esercizio di essa venne spartito nei  classici tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario.

Le caratteristiche del legislativo furono definite nella sezione quarta, stabilendo che esso fosse composto da un Assemblea Generale, suddivisa in due camere: una dei rappresentanti (camera bassa), l’altra di senatori (camera alta), diverse leggermente nella composizione[19], avendo però la camera dei rappresentanti potere d’iniziativa in materia tributaria, e la possibilità di accusare il Capo dello Stato e i suoi ministri per i reati stabiliti nell’art. 24[20]. Venne inoltre istituita una “Commissione permanente” incaricata di assicurare l’osservanza della Costituzione e delle leggi (art. 65)

Il potere esecutivo, regolamentato nella sezione quinta, era unipersonale e rispondeva alla denominazione di “Governatore dello Stato di Buenos Aires”. Veniva eletto dall’Assemblea generale per votazione nominale, e a maggioranza assoluta di voti. Vennero in seguito elencate le caratteristiche necessarie per l’idoneità alla carica, la formula del giuramento di inizio mandato, e i poteri del Governatore stesso[21] e dei suoi ministri (capitolo secondo). Il mandato presidenziale non prevedeva poteri straordinari in nessun caso, e durava tre anni. Non erano  ammesse rielezioni consecutive per l’incarico.

La sesta sezione, dedicata al Potere Giudiziario, dichiarava innanzitutto l’indipendenza del potere (art. 118), prevedeva una nuova legge, che avrebbe stabilito quanti erano i Tribunali e i loro membri. Questi non potevano essere rimossi dal loro incarico senza giudizio e sentenza legale (art. 119). I membri del Tribunale superiore dovevano essere nominati dal Governatore su proposta del Senato, e quelli dei tribunali inferiori su proposta del Tribunale superiore.

Nella settima sezione si diedero disposizioni “sull’osservanza delle leggi, per la riforma della Costituzione”, e nell’ottava (Dichiarazioni generali) si enunciarono i diritti e le libertà individuali.

Alcune parti di questa Costituzione, tuttavia, denotano un carattere apparentemente provvisorio del nuovo Stato, mantenendolo nell’ambito della Nazione Argentina. Ad esempio: l’art.6, che estende la cittadinanza ai naturali delle altre province; lo stesso articolo 1 (vedere nota 59); oppure l’art. 171, che afferma come “lo Stato di Buenos Aires non si riunirà al Congresso Generale (della Confederazione), se non in base al sistema federale, e con riserva di rivedere e accettare (o rifiutare) liberamente la Costituzione Generale che sia data (all’Argentina)”.

Reincorporazione di Buenos Aires

Gli anni successivi furono caratterizzati dalle trattative volte a reincorporare pacificamente Buenos Aires nella Confederazione. Falliti tutti i tentativi, il Presidente Urquiza si risolse a riunire la provincia con la forza. Scoppiò dunque una nuova guerra civile: la battaglia di Cepeda (1859), in cui vinsero le forze della Confederazione, costrinse i porteños a trattare. La pace venne siglata nella località di San Jose de Flores (vicina alla città di Buenos Aires), dove si era accampato l’esercito vittorioso di Urquiza dopo la battaglia di Cepeda. Secondo gli accordi, sanciti l’11 novembre 1859, Buenos Aires veniva reincorporata de jure alla Confederazione.

Gustavo Ferrara

Articolo precedente: Juan Manuel de Rosas e la “Santa Confederazione” (1830-1853)

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Citazioni e riferimenti

[1] Uno dei motivi fu sicuramente il blocco imposto da Rosas agli assediati di Montevideo, i quali non dovevano ricevere nessun tipo di merce dalla Confederazione. Urquiza, tuttavia, mantenne rapporti commerciali comunque. Un altro motivo era la rivalità che correva tra i due personaggi almeno dal 1850. Nonostante ciò, Rosas designò Urquiza come comandante dell’esercito argentino, per combattere il Brasile. Una volta assunto il comando, tuttavia, il Governatore di Entre Ríos contattò segretamente sia gli assediati che i brasiliani, preparando la sua ribellione contro il caudillo.

[2] E’ importante far notare che, tuttavia, questo pronunciamento ebbe una base perfettamente legale. Un po’ alla maniera bonapartista, Rosas voleva legittimare il suo potere assoluto in maniera  “plebiscitaria”. Infatti la sua strategia consisteva nel non organizzare, e in questo modo, costringere le legislature delle province a scegliere tra lui e l’anarchia: ogni anno, il caudillo rinunciava ai poteri delegati dalla legislatura di Buenos Aires e dalle altre province (tra cui la Politica Estera), e queste rifiutavano la sua rinuncia e lo riconfermavano nei suoi poteri e incarichi.

[3] Tranne Corrientes, che era legata ad Entre Ríos e al Brasile da un trattato segreto di alleanza.

[4] Per la precisione,  a Southampton, il 14 marzo 1877

[5] In spagnolo: Estado Independiente de Buenos Aires (o Buenos Ayres)

[6] Art. 2: “El Gobierno federal sostiene el culto católico apostólico romano”

[7] I diritti, cioè: “di lavorare ed esercitare qualsiasi industria lecita; di navigare e commerciare; di entrare, restare, transitare e uscire dal territorio argentino; di pubblicare le proprie idee attraverso la stampa, senza censura; di utlizzare e disporre della propria proprietà; di associarsi con fini utili; di professare liberamente la propria religione; di insegnare ed imparare”

[8] Proprio questa formula, che imponeva la nazionalizzazione della dogana di Buenos Aires, sarebbe stata la causa della resistenza dei porteños ad essere integrati nella Confederazione.

[9] Le altre entrate definite dalla Costituzione erano: la vendita o affitto di terre di proprietà nazionale, la rendita delle poste, i prestiti e altre opreazioni di credito decretate dal Congresso.

[10] Data la grande similitudine, rimando alle pagine 15 e 16

[11] Nell’art. 6 la formula era“(…)interviene su richiesta della legislatura della provincia interessata, o senza di essa, soltanto allo scopo di ristabilire l’ordine(…)”, alla fine (e probabilmente in maniera non voluta) fu evidenziata la possibilità d’intervento arbitrario che questa norma diede al Governo federale. Di fatto, il titolare del Potere esecutivo poteva rimuovere qualsiasi governatore, con un “buon” motivo. Infatti, nell’epoca successiva (e soprattutto negli anni 30) l’intervenzione fu utilizzata prettamente a fine politico dai partiti di governo, per rimuovere dall’incarico i governatori dell’opposizione.

[12] Juan Bautista Alberdi si espresse nel seguente modo a riguardo: “Fate passare il roto, il cholo o il gaucho, principali unità della nostra popolazione, attraverso le trasformazioni del migliore sistema educativo. In cent’anni non avrete fatto di lui un operaio inglese che lavora, consume e vive degnamente”(..)”un milione di uomini in un territorio che sta comodo a cinquanta milioni, è qualcosa se non una misera popolazione?”. Per capire a fondo il pensiero di uno dei padri della Costituzione argentina, rimando al libro da cui è tratta questa affermazione, citato nella bibliografia.

[13] Art. 58: “Ningún senador o diputado, desde el día de su elección hasta el de su cese, puede ser arrestado; excepto el caso de ser sorprendido in fraganti en la ejecución de algún crimen que merezca pena de muerte, infamante, u otra aflictiva; de lo que se dará cuenta a la Cámara respectiva con la información sumaria del hecho”

[14] Vedere pagine 31 e 32

[15] Quindi, potenzialmente, per tutta la loro vita

[16] Nell’articolo 1°, Buenos Aires venne dichiarato come “uno Stato che dispone del libero esercizio della sua sovranità esterna ed interna, intanto che essa non sia delegata espressamente ad un Governo Federale”. Quest’ultima parte ricorda altri pronunciamenti simili fatti da altre province in tempi precedenti (ad es. Entre Ríos contro Rosas) e denota un carattere apparentemente provvisorio del nuovo Stato, mantenendolo nell’ambito della Nazione Argentina.

[17] I confini rivendicati arrivavano, a nord, all’attuale confine della provincia, inclusa l’isola Martin Garcia; ad est il confine naturale era il mare; a sud-ovest, furono rivendicati tutti i territori non ancora colonizzati, fino al limite naturale della Cordigliera delle Ande. In pratica, però il territorio effetivamente controllato dallo Stato corrispondeva pressapoco ai tre quarti dell’attuale territorio provinciale.

[18] La formula era simile a quella delle Costituzioni nazionali (non approvate) del 1819 e 1826.

[19] Per il Senato, ci doveva essere un membro ogni 12 000 persone, il mandato durava 3 anni e la camera si rinnovava ogni anno, mentre la camera dei deputati disponeva di un membro ogni 6000 persone, il mandato durava due anni e la camera si rinnovava ogni anno.

[20] I reati cioè: di tradimento, malversazione di fondi pubblici, violazione della Costituzione, o “altri crimini che meritino pena infamante o la morte”

[21] Capacità di scegliere o rimuovere i ministri, Comando delle forze armate, Patronato sulla Chiesa, dichiarazione di Stato d’emergenza, ecc.

Bibliografia

Levaggi, Abelardo, Manual de Historia del Derecho Argentino. Tomo I. Tercera edición, Ediciones Depalma, Buenos Aires (Capital Federal), 2004

López Rosas, José Rafael, Historia constitucional argentina (5° edición actualizada y ampliada, 3° reimpresión), Astrea, Buenos Aires (Capital Federal), 2006

Zanatta, Loris, Storia dell’America Latina contemporanea, Laterza, 2010

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