Storia e istituzioni dell'America meridionale

Storia e istituzioni dell’Argentina: dall’indipendenza al 1819

di Gustavo Ferrara / pubblicato il 14 gennaio 2014
base

Introduzione alla Repubblica Argentina

Collocazione geografica e popolazione

L’ Argentina (denominazione ufficiale completa República Argentina [1]) è uno Stato del Sudamerica. Si trova nell’estremità meridionale del subcontinente, e confina ad ovest con il Cile, a nord con la Bolivia ed il Paraguay, a nord-est con il Brasile e l’Uruguay. Il resto del territorio, a sud-est, dà invece sull’oceano (mare argentino), dove si trovano i territori rivendicati dall’Argentina: le isole Malvinas, Georgie e Sandwich del Sud (possedute dal Regno Unito), e, a sud, l’Antartide argentina [2]. Per estensione territoriale è il secondo paese dopo il Brasile, con  2.780.400 km² di superficie [3].

La sua popolazione, secondo il censimento del 2010, ammontava a 40.117.096 di persone. Gli italiani e i loro discendenti costituiscono un importante proporzione della popolazione: si stima che l’80% degli argentini abbia almeno un avo italiano, e che un 40-50% sia italodiscendente almeno per metà [4]

Forma di Stato e di Governo

L’Argentina è una Repubblica, con forma di Governo Presidenziale. Lo Stato argentino è amministrato secondo il principio federale: un Governo centrale legifera su determinate materie indicate nella Costituzione federale (poltica estera, monetaria, di difesa, di dogana, ecc.) e le entità amministrative maggiori, dette Province [5], legiferano su tutto ciò che non sia stato espressamente delegato al Governo federale (art. 121 Costituzione), disponendo inoltre di una Costituzione propria. Per definire l’assetto dei poteri furono necessari vari passaggi istituzionali non privi di forti contrasti, imponendosi alla fine il federalismo, tradizione secolare in queste regioni del mondo: le grandi distanze e la bassa densità di popolazione iniziale non potevano che favorire la volontà di autonomia delle varie province. Le competenze dei vari Poteri (divisi in esecutivo, legislativo e giudiziario), e le autonomie provinciali, sono regolamentate nella seconda parte della Costituzione [6]

Storia e Istituzioni: dall’indipendenza al 1820

La Spagna invasa da Napoleone e le abdicazioni di Baiona

Nell’ambito delle Guerre Napoleoniche e del blocco continentale, Francia e Spagna, alleate, avevano stipulato un accordo per invadere e spartire il Portogallo, dato che quest’ultimo non rispettava il blocco contro l’Inghilterra e ne rimaneva alleato. Nel 1807 truppe francesi passarono il confine spagnolo, e in novembre occuparono Lisbona. Rimasero tuttavia in Spagna grossi contingenti, che occuparono anche il paese alleato. Nel 1808, Napoleone convocò a Baiona il Re Carlo IV, e l’erede al trono Ferdinando, costringendoli a rinunciare al trono [1]. Insediato dunque suo fratello Giuseppe nel trono, Napoleone occupò la Spagna ed “imprigionò” in Francia il legittimo erede. In questa situazione, nei territori americani della monarchia iberica si cominciò a questionare la legittimità del nuovo sovrano e della nuova dinastia. Così, il fermento autonomista andò crescendo, e gradualmente si trasformò in indipendentismo aperto.

La Revolución de Mayo e i primi anni di autogoverno

Cornelio Saavedra, Presidente della Primera Junta argentina

Cornelio Saavedra, Presidente della Primera Junta

In questo contesto scoppiò a Buenos Aires, il 25 Maggio 1810, una rivoluzione, detta Revolución de Mayo, dove venne destituito il vicerè Baltasar Hidalgo de Cisneros e fu proclamato, dopo un cabildo [2] aperto, il primo governo formato in maggioranza da creoli: la Primera Junta [3]. In teoria, quest’ultima si proclamava fedele al Re Ferdinando VII, legittimo sovrano di Spagna, ma il conflitto con le forze assolutiste, i cui partigiani furono detti realisti [4], fu inevitabile.

La Primera Junta durò fino al 18 Dicembre dello stesso anno, quando, con l’integrazione dei rappresentanti delle province dell’interno, essa si trasfornò in Junta grande. Questa dovette combattere contro i realisti che occupavano la Banda Oriental (attuale Uruguay), il Cile e l’Alto Perù (attuale Bolivia). I combattimenti si spostarono nella Banda Oriental, dove cominciò il primo assedio di Montevideo [5], roccaforte degli spagnoli. Il 22 Settembre 1811 si formò il Primo Triumvirato [6], che prese il potere esecutivo, mentre la Junta rimase come potere legislativo, fino a Novembre, quando venne dissolta. La guerra contro le forze realiste continuò con alterne vicende. L’8 Ottobre 1812 s’instaurò il Secondo Triumvirato [7]

Unitari contro Federali: i primi scontri

Il Governo di Buenos Aires aveva assunto tratti centralisti, che non tenevano conto delle esigenze di autogoverno dei popoli dell’interno del Paese. Contro questa tendenza, detta “unitaria”, si creò poco a poco un movimento “federale”, il cui padre fu, nell’area rioplatense, il caudillo orientale José Gervasio Artigas. Quest’ultimo si trovò in costante attrito, sia per ragioni storiche che politiche, con la classe dirigente porteña [8]. In particolare, quando il Primo Triumvirato firmò, il 20 ottobre 1811, un patto col nuovo vicerè Francisco Javier de Elio, secondo il quale la Banda Oriental restava ai realisti, Artigas si negò ad accettarlo e portò il suo popolo verso ovest, oltre il fiume Uruguay, nel cosiddetto “esodo orientale”

L’anno seguente ricominciò la guerra coi realisti, e fu inviato da Buenos Aires un esercito, sotto il comando di José Rondeau, al quale dopo si unì anche Artigas, per assediare Montevideo. Gli attriti tra i comandanti di Buenos Aires e gli orientali si aggravarano in quel periodo.

Il Secondo Triumvirato convocò un’assemblea, detta del año XIII [9] con l’obiettivo di dichiarare l’indipendenza dalla Spagna e dare una costituzione alle Province Unite. Quest’assemblea, i cui componenti e lavori vennero fortemente condizionati da un importante gruppo massonico porteño, la loggia Lautaro [10] (il capo di questa era il Presidente dell’Assemblea, Carlos María de Alvear,), ebbe un indirizzo decisamente unitario. I deputati orientali, dalla loro parte, ricevettero dal loro caudillo precise istruzioni per proporre il  federalismo: dichiarare l’indipendenza dalla Spagna, formare la Repubblica sotto il sistema federale, separare i poteri dello Stato, pervenire ad un riconoscimento ufficiale della provincia orientale. Con vari pretesti, ma, in sostanza, con il preciso obiettivo di neutralizzarne l’orientamento federalista, l’assemblea non accettò i  deputati orientali all’interno di essa. Nel frattempo l’esecutivo era cambiato e il Secondo Triumvirato aveva lasciato il posto a un Direttorio [11], il cui capo supremo divenne Gervasio Antonio de Posadas (zio di Alvear)

Preso atto del rifiuto di Buenos Aires di organizzare lo Stato in termini federali, il 20 gennaio 1814 Artigas abbandonò l’assedio di Montevideo e iniziò una guerra aperta contro il direttorio. Entre Ríos, Corrientes e Misiones si ribellarono e passarono dalla parte del caudillo. Così, agl’inizi del 1815 la situazione si profilava in favore dei federali, che ora controllavano le Province della “Mesopotamia” [12] e l’intera Banda Oriental. Il nuovo Director supremo, Alvear, offrì la pace e l’indipendenza agli orientali, che rifiutarono. In Marzo scoppiò una rivoluzione federalista in Santa Fé (allora parte della provincia di Buenos Aires), reclamando la provincializzazione del territorio. Alvear inviò un esercito a reprimere la rivolta, sotto il comando di Francisco Javier de Viana. La vanguardia dell’esercito, diretta dal colonnello Álvarez Thomas, prese invece contatti con Artigas e si rifiutò di combattere altri argentini. Poco dopo, Alvear dovette rinunciare, e venne eletto Director il generale  Rondeau; in sua assenza, Álvarez Thomas prese il potere come luogotenente del generale. Una volta assunto il potere, quest’ultimo riprese la politica del vecchio Director: a metà 1815 invase Santa Fé, occupandola e reincorporandola sotto l’autorità della provincia di Buenos Aires.

Congreso de Tucumán contro Liga Federal

Nel 1814, per contrastare la politica unitaria del Direttorio, Artigas riunì le province sotto la sua protezione nella Liga Federal o Liga de los pueblos libres. In seguito, per consolidare quest’opera e dichiarare l’indipendenza dalla Spagna, il caudillo oriental convocò, il 29 Giugno 1815, il Congresso d’oriente, che si riunì nell’allora capitale di Entre Ríos, Concepción del Uruguay [13]. In esso fu proclamata l’indipendenza dalla Spagna (valida solo per le province della Liga), venne adottata una bandiera [14] e fu approvata una riforma agraria [15]

L’Argentina si trovò allora divisa in due fazioni in guerra tra loro: le province della Liga federal, sotto la protezione di Artigas, e le province controllate dal Direttorio, con centro a Buenos Aires [16]. La provincia di Córdoba aveva una posizione ambigua, essendo alleata di Artigas ma non in guerra col direttorio. Inoltre, una sua dipendenza, La Rioja, rimaneva fedele a Buenos Aires.

Conclusasi in modo fallimentare l’esperienza dell’assemblea dell’anno XIII (non si era riusciti a dichiarare l’indipendenza e ad approvare una Costituzione), il Direttorio organizzò un Congresso, da tenersi nella città di Tucumán, con gli stessi fini. Al Congreso de Tucumán parteciparono deputati da tutte le province fedeli al direttorio, più Córdoba e i delegati dell’Alto Peru (all’epoca sotto controllo realista). Il 24 Marzo 1816 iniziarono i lavori dell’assemblea, che prese nello stesso anno i seguenti provvedimenti: l’elezione come Director di Juan Martín de Pueyrredón e, il 9 Luglio 1816, la definitiva dichiarazione d’indipendenza dalla madrepatria [17]

Intanto la situazione si fece però molto delicata, e le Province Unite si trovarono circondate da potenze ostili. A metà anno, infatti, i lusobrasiliani [18] avevano invaso e occupato gran parte della Banda Oriental e delle “Missioni Orientali [19]”, mentre si consolidò la posizione realista nell’Alto Peru. Nel 1817 la minaccia di un offensiva spagnola si fece maggiore, e fu deciso il trasferimento del Congresso a Buenos Aires. In tal modo il Congresso subì l’influenza della classe dirigente porteña, che ne condizionò fortemente gli svolgimenti. In quel periodo venne redatta la prima Costituzione dello Stato argentino, quella del 1819.

Costituzione unitaria del 1819

La prima delle tre Costituzioni promulgate per lo Stato Argentino era composta da 6 sezioni, divise a loro volta in capitoli, più un capitolo finale. Gli articoli erano 138, indicati in numeri romani.

Nella prima sezione si indicava il culto cattolico apostolico romano come religione di Stato, e gli abitanti della Nazione gli dovevano “il maggiore rispetto, qualunque siano le loro opinioni private”(art. I), incorrendo, in caso contrario, in una “violazione delle leggi fondamentali del paese” (art. II)

Nella seconda sezione venne definito il potere legislativo: un “Congresso Nazionale” composto da due camere, una dei rappresentanti e l’altra di senatori. Ogni venticinquemila abitanti ci doveva essere un deputato, il cui mandato durava quattro anni, e la camera si rinnovava ogni biennio. Questo corpo popolare aveva l’iniziativa in materia di contributi (come nell’art. 44 dell’attuale costituzione, che aggiunge inoltre, l’iniziativa di reclutamento di truppe). Il Senato invece era composto da un membro per ogni provncia, tre militari di alto rango [20], un vescovo e tre ecclesiastici, un senatore per ogni Università più il Director del Estado, una volta concluso il suo mandato (art. X) [21]. Il capitolo III riguardava le attribuzioni comuni alle due camere; il IV sanciva le attribuzioni del Congresso nel suo complesso ed il V regolamentava la formazione e approvazione delle leggi.

Il Potere esecutivo era regolamentato dalla terza sezione, ed era incarnato nella persona del Director del Estado: in lui “confluivano i poteri, in un sistema di unità” [22]: si trattava dunque di un potere forte, dai tratti autoritari, legato ancora a funzioni e caratteri militari e ai modelli dell’ancién regime.

Nel capitolo primo vennero elencate le condizioni per essere eletto e la durata del mandato. Nel capitolo secondo erano definite le modalità di elezione: ambo le camere riunite, con la metà più uno dei voti, sceglievano il Director. Le attribuzioni di quest’ultimo erano regolamentate dal capitolo terzo, e sottolineavano il carattere autoritario e militare del potere esecutivo: è “capo supremo di tutte le forze di mare e terra”(art. LXXIV), “forma e dirige gli eserciti di mare e terra per la difesa dello Stato e l’offesa del nemico”(art. LXXIX) . “Respinge le invasioni dei nemici esterni, previene contro le cospirazioni e soffoca i tumulti popolari”(art. LXXX). Inoltre, “nomina i generali di terra e mare, gli ambasciatori e altri inviati presso nazioni straniere”. Poteva nominare e destituire i ministri, la cui responsabilità era regolata dalla legge. Nominava i vescovi e gli arcivescovi su proposta del Senato.

Riguardo al Potere giudiziario, regolato dalla quarta sezione, si costituì, per la prima volta, un Alta Corte de Justicia, composta da sette giudici e due fiscali, simile all’attuale Corte Suprema. I suoi membri erano designati dal Director, d’accordo col Senato.

La sezione quinta consisteva nella “dichiarazione dei diritti”, ed era suddivisa in due capitoli: “diritti della Nazione” e “diritti particolari (individuali)”

Nella sesta sezione venne affrontato il tema delle possibili riforme della Costituzione. Per proporre una mozione di riforma di uno o più articoli, bastava la richiesta di un quarto dei membri presenti nelle camera (art. CXXX), mentre per l’approvazione di essa era necessario il voto favorevole dei due terzi dei componenti delle due camere (art. CXXXI). La proposta necessitava in seguito dell’approvazione del Potere esecutivo (art. CXXXII). In caso di rifiuto, si prevedevano ulteriori passaggi tra esecutivo e camere (art. CXXXIII), mentre l’ultima parola la dovevano dare le camere, col voto favorevole di tre quarti dei componenti (art. CXXXIV), spettando poi all’esecutivo la pubblicazione della riforma.

Non venne adottata nessuna forma di governo, lasciando aperta la possibilità di istituire una Monarchia Costituzionale, secondo i progetti di una buona parte della classe dirigente locale [23]. Inoltre, non venne dedicata nessuna parte agli assetti dell’amministrazione provinciale, negando di fatto ogni autonomia alle entità amministrative maggiori.

Il progetto di Costituzione venne approvato dal Congresso, ed entrò in vigore il 25 maggio 1819. Il carattere unitario della carta causò tuttavia diverse reazioni: in Buenos Aires venne accolta con favore, mentre nelle province dell’interno, di orientamento federale, il rifiuto fu categorico.

Nel mese di giugno del 1819, dopo la rinuncia di Juan Martín de Pueyrredón, il Congresso elesse come Director del Estado il generale José Rondeau. Durante il suo governo il paese sprofondò nel caos, e le scelte politiche del generale non fecero altro che aggravare la situazione. Per il seguente decennio, i governanti di Buenos Aires avrebbero dovuto far fronte a una duplice minaccia: da una parte, i tentativi dei brasiliani (chiamati da Rondeau per combattere i federali) d’impadronirsi della Banda Oriental e dall’altra i movimenti secessionisti all’interno… mantenere l’integrità del neonato Stato argentino si sarebbe dimostrata una sfida enorme, dall’esito quanto mai incerto.

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Citazioni e riferimenti

Parte introduttiva
[1] Le denominazioni sono variate nel corso dei tempi. Dal 1776 il viceregno spagnolo si chiamava Virreinato del Río de la Plata. La Prima giunta utilizzò il nome Province unite del Río de la Plata (Provincias unidas del Rio de la Plata). Nel congresso di Tucumán (1816) il nome assunto fu Province unite del Sudamerica (Provincias unidas de América del sud). Nella Costituzione del 1826 la denominazione usata fu, per la prima volta, Repubblica Argentina. Durante i governi di Juan Manuel de Rosas (1828 – 1832 ; 1835- 1853), tra gli altri usati, il più comune fu Confederación argentina. Nel periodo costituente 1853-1860, questo venne confermato come nome ufficiale. Nel 1860, con la reincorporazione dello Stato di Buenos Aires, il nome cambiò in Nación argentina. Infine, In Ottobre dello stesso anno, il Presidente Santiago Derqui decise che la denominazione ufficiale negli atti dovesse essere República Argentina.

[2] La rivendicazione argentina sull’antartide è compresa tra i meridiani 74° O y 25° O, il parallelo 60° S e il Polo Sud

[3] Se si includono i territori rivendicati, la superficie ammonta a 3.761.274 km²

[4] Secondo una ricerca personale. Fonte: Atlas demografico argentino. Secondo l’ultimo censimento, la popolazione di origine europea costituisce ca. l’89% della popolazione totale della Repubblica.

[5] Le province sono 23, più un area metropolitana federalizzata (la Città autonoma di Buenos Aires) che non dispone delle stesse attribuzioni delle Province. Corrispondono, come livello amministrativo, alle Regioni italiane. Sono a loro volta suddivise in Dipartimenti, salvo la Provincia di Buenos Aires, che è suddivisa in Partiti.

[6] Il titolo della seconda parte è “Autorità della Nazione”, e dispone di 85 articoli.

Parte storica

[1] Il trono spagnolo era stato instabile negli ultimi anni: Manuel de Godoy, il ministro favorito di Carlo IV e della sua corte, era stato oggetto di un complotto nel 1807. I congiurati, raccolti intorno all’erede al trono, Ferdinando, avevano cercato di deporre il Re e sostituirlo con quest’ultimo. Poco dopo, nel 1808, la corte si era trasferita ad Aranjuez per sfuggire alle truppe francesi. Nella cosiddetta “rivolta di Aranjuez” il popolo, su istigazione dei sostenitori di Ferdinando, assalì il palazzo di Godoy, ed il Re, per salvarne la vita, abdicò in favore del figlio. In seguito Napoleone riuscì a portare sia Carlo che Ferdinando a Baiona. Carlo IV sostenne che l’abdicazione di Aranjuez fosse invalida, e così potè cedere i suoi diritti sulla corona di Spagna a Napoleone, in cambio di un vitalizio e della protezione dei francesi. In questo modo, l’imperatore dei francesi potè insediare suo fratello Giuseppe nel trono spagnolo

[2] Il cabildo era un organo collegiale coloniale spagnolo, con giurisdizione su un determinato territorio

[3] Ufficialmente “Junta Provisional Gubernativa de las Provincias del Río de la Plata a nombre del Señor Don Fernando VII”, era composta dal Presidente Cornelio Saavedra, i segretari Mariano Moreno e Juan José Paso, e i relatori Manuel Alberti, Miguel de Azcuénaga, Manuel Belgrano, Juan José Castelli, Juan Larrea e Domingo Matheu. Questa prima rivoluzione non era di matrice indipendentista, ma autonomista. Naturalmente, questa situazione di fatto non fu accettata dalle forze lealiste e assolutiste che, appena ripresero forze, combatterono i “rivoluzionari”

[4] I sostenitori dell’assolutismo regio e/o della corona spagnola vennero chiamati in varie maniere (spesso dispregiative) dai creoli: realistas, absolutistas, godos, ecc.

[5] Ce ne sarebbero stati altri, che saranno affrontati in seguito.

[6] Composto da Juan Jose Paso (poi sostituito da Juan Martín de Pueyrredón), Feliciano Chiclana e Manuel de Sarratea.

[7] Composto da Antonio Álvarez Jonte, Juan José Paso e Nicolás Rodríguez Peña. Dal Febbraio 1813: Antonio Álvarez Jonte, José Julián Pérez y Nicolás Rodríguez Peña. Da agosto: Gervasio Posadas, José Julián Pérez y Nicolás Rodríguez Peña. Da novembre: Gervasio Posadas, Juan Larrea y Nicolás Rodríguez Peña.

[8] Porteño: abitante del porto. Questo è il modo in cui vengono chiamati i cittadini di Buenos Aires. Per ragioni di comodità preferisco questo termine, in lingua originale, al più nuovo bonaerense.

[9] L’Assemblea dell’anno XIII o Asamblea General Constituyente del Año 1813 fu creata dal Secondo Triumvirato col fine di redattare una costituzione per le Province Unite del Rio de la Plata e dichiarare l’indipendenza dalla Spagna. Le diverse fazioni si scontrarono nell’assemblea e non si arrivò agli obbiettivi preposti. Tuttavia furono adottate una serie di iniziative, come l’abolizione della schiavitù, l’annullamento dei titoli di nobiltà, la fine dell’inquisizione, la creazione di un Inno nazionale, ecc.

[10] Loggia massonica fondata a Buenos Aires nel 1812 da José de San Martín, Carlos María de Alvear  e Julián Álvarez. Aveva come obiettivo principale l’indipendenza dalla Spagna. Politicamente, era sotto la direzione di Alvear e aveva come fine l’organizzazione dell’Argentina sotto un sistema unitario. Dietro Alvear e Loggia Lautaro vi è la formazione del Secondo Triumvirato, dell’Assemblea dell’Anno XIII e dell’istaurazione del Direttorio, alla cui testa venne messo uno zio di Alvear, Posadas. Furono aperte varie “filiali” in alcuni dei neonati Stati del Sudamerica, dopo la loro indipendenza dalla Spagna.

[11] Era una forma di governo fortemente personalista. L’esecutivo era impersonificato da un Director Supremo, il cui mandato durava 2 anni. Il potere del Director era temperato da un Consiglio di Stato, di 9 membri, e dal rendiconto che doveva dare a un Congresso (mai creato) che doveva avere il Potere legislativo. Può essere definito come un sistema presidenzialista.

[12] Corrisponde al territorio “tra i fiumi” Uruguay e Parana: Province di Entre Ríos, Corrientes e Misiones

[13] Città detta anche Villa del Arroyo de la China, per cui questo congresso è detto anche Congreso del Arroyo de la China

[14] Tre striscie orizzontali di egual misura, quella sopra e quella soto blu, e quella in mezzo bianca; diagonalmente, una striscia di colo rosso punzò, simbolo del federalismo rioplatense, attraversa la bandiera dall’angolo in alto a sinistra verso quello in basso a destra

[15] Quest’ultima, la prima d’Iberoamerica, prevedeva, nell’articolo 6, la distribuzione delle terre per i poveri di tutte le razze e caste, purchè fossero disposti a lavorarla

[16] Vedere allegato, il Rio della Plata nel 1816, Liga Federal e Congreso de Tucumán

[17] Cito la dichiarazione per intero, in lingua originale: ”En la benemérita y muy digna ciudad de San Miguel de Tucumán a nueve días del mes de julio de mil ochocientos diez y seis, terminada la sesión ordinaria, el Congreso de las Provincias Unidas continuó sus anteriores discusiones sobre el grande, augusto y sagrado objeto de la independencia de los pueblos que lo forman. Era universal, constante y decidido el clamor del territorio entero por su emancipación solemne del poder despótico de los reyes de España, los representantes sin embargo consagraron a tan arduo asunto toda la profundidad de sus talentos, la rectitud de sus intenciones e interés que demanda la sanción de la suerte suya pueblos representados y posteridad(…)”

[18] In quegli anni il Brasile faceva ancora parte del “Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarve”

[19] Il nome Missioni si riferiva ai territori dove operarono i gesuiti, sotto l’auspicio della Monarchia spagnola, nel sei-settecento. I gesuiti erano stati poi espulsi dall’America nel 17, restando così il territorio delle missioni sotto il diretto controllo del Vicerè. La parte orientale, oltre il fiume Uruguay, venne appunto conquistata dai lusobrasiliani definitivamente nel 1816.

[20] Cioè non sotto il rango di collonnello maggiore. Nell’articolo X: “tres senadores militares, cuya graduación no baje de coronel mayor”

[21] Una composizione decisamente aristocratica, fonte di controversie e di rifiuto da parte delle province e dei federali

[22] “El poder ejecutivo reúne, dada la naturaleza de la constitución, la suma de los poderes, conformando un neto sistema de unidad” – cit. di José Rafael López Rosas, Historia Constitucional Argentina, pag. 250

[23] Negli anni precedenti, e ancora nel 1819, nel seno al gruppo dirigente della Rivoluzione, si progettava di offrire la Corona delle “province unite del Sudamerica” a qualche casata europea, forse francese, forse inglese, o addirittura ad un discendente degli Incas, per fondare un reame che inglobasse anche i territori del Viceregno del Peru. Tra gli ideatori di quest’ultima soluzione c’era Manuel Belgrano

[24] Era infatti impegnato nella preparazione di una campagna militare contro la Spagna, grazie alla quale avrebbe liberato Cile e Peru

[25] Tuttavia, la dichiarazione di guerra ufficiale fu inviata il 1 gennaio 1826.

[26] La Ley de capitalización venne promulgata il 4 marzo 1826,  ed ebbe come effetto lo scioglimento delle istituzioni della Provincia di Buenos Aires e la nazionalizzazione dell’esercito provinciale, delle terre pubbliche e della dogana.

Bibliografia

Alberdi, Juan Bautista, Bases y puntos de partida para la organización política de la República Argentina, 1852

Atlastotal - Atlas demografico de la Republica Argentina, Centro editor de america latina, Buenos Aires (Capital Federal), 1982

Levaggi, Abelardo, Manual de Historia del Derecho Argentino. Tomo I. Tercera edición, Ediciones Depalma, Buenos Aires (Capital Federal), 2004

López Rosas, José Rafael, Historia constitucional argentina (5° edición actualizada y ampliada, 3° reimpresión), Astrea, Buenos Aires (Capital Federal), 2006

Zanatta, Loris, Storia dell’America Latina contemporanea, Laterza, 2010

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